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Il Duomo di Siena, dedicato alla Vergine Assunta, sorge in posizione centrale nell'omonima piazza, e si presenta con una straordinaria facciata a marmi policromi che insieme alle fasce bianche e verdi dei fianchi, sintetizza il gusto linearistico e cromatico del gotico senese, che qui si offre nella più complessa e significante espressione. La facciata, che nacque con Nicola Pisano per svilupparsi poi con Giovanni e completarsi strutturalmente con il Maitani, si compone di rilievi, nicchie, pinnacoli e colonne tanto da rendere questa Cattedrale l'espressione monumentale più significativa dell'epoca di maggior fervore artistico e culturale di tutta la civiltà senese.
Il Duomo si caratterizza oltre che per la straordinaria magnificenza dell'esterno, soprattutto per la suggestiva e grandiosa decorazione che ritroviamo nell'interno, dove sono rappresentate sommamente tutte le branche dell'arte figurativa. Nicola Pisano, Duccio di Buoninsegna, Antonio Federighi, Donatello, Pinturicchio, Domenico Beccafumi, Michelangelo e Bernini, sono solo alcuni degli artisti che operarono nella Cattedrale, a testimonianza della fertilità dell'arte decorativa a Siena, che in Duomo potè rivelarsi in tutta la sua grandiosità.
Ma a rendere ancora più singolare il Duomo di Siena è la straordinaria e magnificente decorazione del pavimento in commesso marmoreo.
L'impresa decorativa, iniziata a partire dal XIV secolo (le prime testimonianze risalgono al 1369) con l'intervento di artisti anonimi, si è conclusa soltanto nell'Ottocento con la partecipazione dei pittori usciti dall'Istituto di Belle Arti. I cartoni preparatori per le cinquantasei scene furono eseguiti da numerosi artisti, tutti di formazione senese (fra gli altri, Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Francesco di Giorgio Martini, Domenico Beccafumi) eccettuata la tarsia raffigurante l'Allegoria del colle della sapienza, disegnata dal pittore umbro Bernardino di Betto detto Pinturicchio, tra il 1505 ed il 1506. La tecnica utilizzata per la realizzazione del pavimento è quella del commesso marmoreo e del graffito. Si iniziò in modo semplice, per poi raggiungere gradatamente una perfezione sorprendente, tanto che le tarsie appaiono quali opere pittoriche, con le loro numerose gradazioni cromatiche. Le prime tarsie furono tratteggiate sopra lastre di marmo bianco con solchi eseguiti a scalpello e con il trapano, poi riempiti di stucco nero. Questa tecnica è chiamata "graffito". Si aggiunsero in seguito marmi colorati accostati assieme, come in una tarsia lignea, a costituire il commesso marmoreo. In seguito si arrivò ad unire le due tecniche, quella del graffito con quella del commesso. Domenico Beccafumi, pittore senese manierista attivo nella prima metà del Cinquecento, perfezionò ancora di più questa tecnica lapidaria, ottenendo effetti di chiaroscuro pittorico, assai suggestivi.