Sotto il duomo di Siena. Scoperte archeologiche, architettoniche e figurative, a cura di Roberto Guerrini, con la collaborazione di Max Seidel, Cinisello Balsamo (Silvana editoriale), 2003.
La pubblicazione di questo volume ha coinciso con il termine dei lavori di svuotamento del vano sottostante la cattedrale di Siena. L'unicità delle scoperte, la complessità delle operazioni eseguite sono, di fatto, l'oggetto del libro.
Nel 1779 il rettore Giovanni Borghesi in occasione del restauro della Ruota della Fortuna nel mezzo del pavimento (il rigonfiamento sopra il livello del piano del terreno faceva pensare che sotto vi potesse essere una volta) fece eseguire "scavi lunghi". Nell'occasione si poté constatare che "non vi era alcuna volta murata […] tutto il lastrico di pietre stava sospeso e distante dal Piano di terreno dove due once dove tre, e dove un sesto di braccio e nella maggior altezza arrivava sino al quarto di braccio e si reggeva sopra di sé facendo arco". Se ne dedusse che non c'era alcun "sotterraneo" e dunque "la verifica" della cosiddetta confessione descritta da Bartolomeo Benvoglienti ("proposto della cattedrale" intorno al 1480) e da tanti altri scrittori senesi risultò negativa. L'escavazione settecentesca si concluse dunque con un nulla di fatto anche se, già all'epoca, alcuni invitavano a ricercare il "sotterraneo" nella cosiddetta cripta delle Statue. Carli nel suo articolo Affreschi senesi del Duecento apparso nel 1977 considerava la cripta delle Statue parte residua della confessione, ma non riteneva possibile procedere allo svuotamento della porzione sottostante al coro per problemi statici ("l'esistenza del mirabile pavimento sconsiglia di praticarvi degli scavi, come sconsiglia, per il timore di avvallamenti o di crolli, di effettuare saggi e svuotamenti dall'interno del vano che ci interessa").
Nel 1999, rettore Senio Bruschelli, la conferma indiscutibile: durante le operazioni di recupero dell'ex oratorio dei Santi Giovannino e Gennaro attraverso un cunicolo si arriva, del tutto casualmente, alla scoperta di una parete affrescata laddove era stato ipotizzato.
La decisione infine di Mario Lorenzoni, attuale rettore dell'Opera della Metropolitana, di procedere nei lavori che hanno portato alla luce un importante ciclo figurativo della pittura senese del XIII secolo.
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Le sculture del Duomo di Siena, a cura di Mario Lorenzoni, coordinamento di Marilena Caciorgna, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2009, 215 pp.
Numerosi studi sono stati dedicati al duomo di Siena e, in particolare, alle sculture ivi contenute, capolavori dell'arte medievale, del Rinascimento e dell'epoca barocca: nel sacro tempio hanno lavorato artisti quali Nicola e Giovanni Pisano, Donatello, Michelangelo, Beccafumi, Bernini, tanto per richiamare i nomi più celebri, ma anche molti altri scultori e maestri di pietra d'ogni tempo. Le più recenti scoperte e acquisizioni critiche hanno imposto, tuttavia, un riesame dell'apparato plastico della cattedrale con le dovute indagini e precisazioni. In questa prospettiva, si pubblica qui un catalogo completo delle sculture, secondo un ordine topografico di percorso, un repertorio ampio e articolato di agile consultazione. Si tratta di una recensio di tutte le sculture che ancora oggi possiamo ammirare all'interno della cattedrale, escludendo quelle che, sebbene concepite per questo sacro tempio, al momento si trovano altrove, soprattutto nel Museo dell'Opera, di fianco al duomo. Nel complesso il volume, accompagnato da una serie di fotografie eseguite per questa occasione, risulta senza dubbio originale e si offre come uno studio non solo della scultura senese, ma anche della cultura italiana, dal XIII secolo fino al Novecento.
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La Facciata del Duomo di Siena. Iconografia, stile, indagini storiche e scientifiche, a cura e con un'introduzione di Mario Lorenzoni, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2007, 198 pp.
Il Duomo di Siena è frutto di un complesso procedimento costruttivo realizzatosi tra la metà del XIII secolo e la metà del XIV secolo. La costruzione della facciata occidentale si protrae per un periodo di almeno tre decenni, dal 1284 fino al 1317. Fa parte della edificazione di una nuova Cattedrale, ma 'vecchia' rispetto al progetto del Duomo Nuovo di cui reca testimonianza il 'facciatone', che si innalza nella piazza Jacopo della Quercia. Si tratta della prima facciata che, in Italia, sia stata «ornata da sculture in ogni sua parte e che faccia al contempo della plastica uno dei più importanti elementi della creazione architettonica» (Herald Keller). Giovanni Pisano è l'architetto che progettò la facciata e ne diresse i lavori fino ai timpani e alla cornice che delimita lo spazio dei portali, ma anche l'innovativo scultore delle statue ora conservate nel Museo dell'Opera. Il risultato figurativo del prestigioso intervento giovanneo è non tanto un predominio della scultura sull'architettura, quanto «l'assunzione di quest'ultima come elemento scenico e naturale ambiente delle figurazioni plastiche», che sono «perfette antitesi delle Säulenfiguren (figure colonne)» (Enzo Carli).
Il restauro della facciata, eseguito tra il luglio del 2005 e il dicembre del 2006 sotto la guida della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Siena e dell'Opera della Metropolitana, si è rivelato come un'importante occasione per chiarire alcune questioni legate alla costruzione dell'edificio sacro e per indagarne nel dettaglio l'imponente prospetto. Il volume, alla luce dei più recenti aggiornamenti, intende fornire un'esaustiva lettura della facciata della cattedrale senese, attraverso i contributi di noti studiosi e storici dell'arte: dal suo impianto architettonico alle iscrizioni in essa contenute, dalle sculture che la ornano ai mosaici, fino alla storia dei materiali impiegati.
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Le pitture del Duomo di Siena, a cura di Mario Lorenzoni, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2008, 216 pp.
Il volume, facente parte di una serie di pubblicazioni dedicate alla cattedrale di Siena, una delle più insigni d'Europa sia per la sua struttura sia per le opere ivi contenute, si presenta al lettore come una sorta di catalogo degli affreschi e dei dipinti che si alternano all'interno del sacro tempio, costituendone la preziosa decorazione. Di notevole interesse risulta la schedatura riguardante le pale degli altari del Duomo, poco conosciute dal pubblico più vasto e che meritano invece una focalizzazione in quanto assai rappresentative della pittura intorno al XVII secolo e non solo di ambito locale: basti pensare a pittori quali Carlo Maratti e Mattia Preti. La novità consiste nella struttura medesima del libro, una sorta di "guida" alle pitture del duomo, a partire dalla prima opera che si trova all'ingresso di destra, per proseguire verso la Cappella del Voto, il transetto destro, l'abside con il ciclo di Domenico Beccafumi, il transetto sinistro, la Cappella di San Giovanni Battista e la Libreria Piccolomini, entrambe opera di Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, fino alla parete della navata sinistra in cui sono collocate varie pale: la serie si conclude con le due prove del pittore Francesco Trevisani, di cui si segnala il Martirio dei santi quattro Coronati, un dipinto di grande intensità che i visitatori della cattedrale possono ammirare appena dentro il portale di sinistra. Nel complesso, il volume, accompagnato da una campagna fotografica eseguita per questa occasione, risulta senza dubbio originale e offe un repertorio ampio e articolato della pittura senese, ma anche del panorama artistico italiano, dal XIII fino al XIX secolo.
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Museo dell'Opera – Siena. Dipinti, testi di Barbara Tavolari, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2007, 181 pp.
Il Museo dell'Opera nasce nel 1869. I suoi locali hanno sede nella tamponatura delle prime tre campate della navata destra di quello che originariamente doveva essere il "duomo nuovo". Al suo interno sono raccolti alcuni capolavori assoluti della pittura toscana, dai primitivi del Duecento e Trecento fino alle opere del Seicento, ma indubbiamente il nucleo principale e di maggior pregio è costituito dalla straordinaria Maestà e dalla superba Vetrata, opere provenienti dalla cattedrale e realizzate da Duccio di Buoninsegna tra il 1290 e il 1311.
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Sauro Cantini, Le campane di Siena nella storia della città, con un saggio di Mino Marchetti, introduzione di Italo Moretti, Siena, Edizioni Cantagalli, 2006.
Come rileva Mino Marchetti, «quando dal campanile della cattedrale… o dalla torre del Mangia che vigila la Piazza del Campo, si diffondono i rintocchi delle campane per convocare i cittadini, si ha l'impressione che, con l'avvento del secondo millennio, la loro voce si perda nel vuoto, come se il fluire dei secoli avesse attutito quella carica emotiva che il suono di un'altra campana suscitava nell'animo dei senesi chiamandoli a raccolta nella chiesa di S. Cristoforo "in comune colloquio" per discutere, vero e democratico parlamento, le risoluzioni da prendere per il bene della città. I moderni mezzi di comunicazione hanno attutito il suono dell'antico segno che, tuttavia rimane al servizio di una società forse distratta o forse indifferente». Ciò nonostante le campane hanno avuto un ruolo fondamentale non solo nella vita quotidiana dei cittadini, ma anche negli eventi più significativi della società senese: lo dimostra il titolo del libro di Sauro Cantini, Le campane di Siena nella storia della città che pubblichiamo quale terzo volume della Collana di studi e ricerche edito per conto dell'Opera della Metropolitana di Siena. Dal catalogo redatto dall'autore apprendiamo che una campana, soprattutto attraverso le iscrizioni impresse nel bronzo, può offrire un numero elevato di informazioni relative a eventi storici, date, dedicazioni, nome dei committenti, dei fonditori, ecc. ecc. Per ciò che concerne la cattedrale di Siena, scopriamo ancora una volta, con sorpresa, l'ingente patrimonio che essa possiede, in un ambito fino ad oggi rimasto inesplorato dai numerosi studiosi dell'arte senese. Apprendiamo, ad esempio, che nel campanile del Duomo si conserva una delle più antiche campane di Siena, superata soltanto da quella di S. Cristoforo del 1109, oggi nel Museo Civico. Ma lo studio di Cantini si rivolge anche alle campane di altre chiese della città (S. Cristoforo, S. Martino, S. Pellegrino alla Sapienza, S. Michele in poggio S. Donato, SS. Quirico e Giulitta) e si conclude con una scheda dedicata alla celebre torre del Mangia.
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Walter Brandmüller, Il Concilio di Pavia-Siena 1423-1424. Verso la crisi del conciliarismo, traduzione di Michele Barbieri, Siena, Edizioni Cantagalli, 2004.
La traduzione italiana dell'opera di Walter Brandmüller (Das Konzil von Pavia-Siena 1423-1424, Paderborn, München, Wien, Zürich 2002), curata da Michele Barbieri per le edizioni Cantagalli, costituisce il primo numero della Collana di studi e ricerche promossa dall'Opera della Metropolitana di Siena. Si tratta di uno studio di grande valore scientifico e di fondamentale importanza per la storia della Chiesa nella prima età umanistica, frutto di lunghe ricerche condotte da un insigne storico dei concili in moltissimi archivi e biblioteche d'Europa. Ma il merito del Brandmüller, professore all'Università di Augsburg e Presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, è stato anche quello di avere svelato con l'ausilio delle fonti più disparate un periodo tra i più ricchi di fervore della vita ecclesiastica e diplomatica di Siena, ricostruendo una vicenda tra le più affascinanti della storia quasi millenaria dell'Opera della Metropolitana.
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Studi interdisciplinari sul Pavimento del Duomo di Siena. Iconografia, stile, indagini scientifiche, atti del Convegno internazionale di studi (Siena, Chiesa della SS. Annunziata, 27 e 28 settembre 2002), a cura di Marilena Caciorgna, Roberto Guerrini, Mario Lorenzoni, Siena, Edizioni Cantagalli, 2005.
L'Opera della Metropolitana di Siena ha organizzato, nei giorni 27 e 28 settembre 2002, un convegno internazionale di studi sul Pavimento del Duomo, che ha visto la partecipazione di studiosi italiani e stranieri e il concorso di istituti prestigiosi. Muovendosi in un campo per lo più insondato, sono stati affrontati, secondo un'ottica interdisciplinare, temi di carattere iconografico, stilistico, storico e tecnico-scientifico. Per questo l'Opera della Metropolitana ha deciso di accogliere nella sua Collana di Studi e Ricerche gli atti del convegno, che vanno a costituire il secondo numero della serie, dopo l'uscita della traduzione italiana del libro di Walter Brandmüller Il Concilio di Pavia-Siena 1423-1424. Verso la crisi del conciliarismo. Nell'insieme, gli atti costituiscono un prezioso e per più versi innovativo contributo all'interpretazione, alla salvaguardia e valorizzazione di questo monumento fondamentale dell'arte senese.
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Marilena Caciorgna, Roberto Guerrini, Il pavimento del duomo di Siena. L'arte della tarsia marmorea dal XIV al XIX secolo. Fonti e simbologia, foto di Andrea e Fabio Lensini, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana Editoriale, 2004.
Da secoli il Pavimento del Duomo di Siena suscita insieme con la venerazione dei Senesi l'entusiasmo dei visitatori di tutto il mondo. Si tratta di un'opera unica, eccezionale, che non ha riscontri altrove. Fin dal Rinascimento e via via attraverso i secoli non sono mancati libri, saggi, contributi su diversi aspetti di questo straordinario capolavoro. La documentazione sugli artisti e le botteghe, i materiali, le maestranze, le tecniche di esecuzione del commesso marmoreo, le commissioni da parte dei Rettori e dei Consigli del Museo dell'Opera, risulta oggi sufficientemente definita grazie all'apporto degli studiosi senesi, soprattutto nell'Ottocento, e allo scavo sistematico negli Archivi cittadini, compiuto da ricercatori stranieri. Le personalità artistiche e i problemi di attribuzione sono stati l'oggetto di indagini estese, che permettono di muoversi in questo campo con relativa sicurezza.
Con tutto ciò molti elementi, anche fondamentali, restano nell'oscurità. Nel 2002 un convegno internazionale, promosso dall'Opera della Metropolitana, ha permesso di mettere a fuoco la stratificazione culturale e la complessità dei problemi connessi alla conoscenza, fruizione e conservazione del pavimento. Un altro convegno più recente, sempre organizzato dall'Opera della Metropolitana, su un aspetto specifico, ma di estremo interesse, i tituli in latino e in volgare, che in forme così massicce accompagnano le diverse tarsie, ha permesso di constatare ancora una volta la ricchezza metodologica e critica degli attuali studi inerenti al pavimento.
Frutto di ricerche più che decennali, il libro, che ora vede la luce, intende rispondere a un'esigenza che ci pare prioritaria: approntare, se così si può dire, un'edizione del grande testo figurativo che sottende il Pavimento e fornire gli strumenti indispensabili alla comprensione e valutazione. In questa prospettiva, l'interesse si è focalizzata sulle fonti antiche, medievali e moderne, che hanno ispirato la scelta dei soggetti e permettono di cogliere la simbologia dei singoli cicli e dell'intera struttura. Il lavoro esegetico si è infatti rivolto, contestualmente, a indagare e a mettere in evidenza la trama dei simboli, allegorie, motivazioni spirituali e religiose, con l'obiettivo di decodificare le varie tarsie e l'impianto complessivo, nello snodarsi attraverso i secoli di un progetto che in modo sempre più serrato si è venuto realizzando nel tempo. Emerge, con forza, dallo studio progressivo delle diverse figurazioni, un programma unitario che guida il percorso dall'ingresso al «castissimo Tempio» della Vergine, attraverso l'antichità classica, la storia del popolo ebraico, le vicende della salvezza compiuta e realizzata dalla figura del Cristo, costantemente evocato e mai rappresentato nel Pavimento, ma presente sull'Altare, verso cui converge l'itinerario artistico e spirituale. Il lavoro compiuto, si spera, serve a illustrare lo sviluppo nelle sue diverse fasi e nella sua complessità. Molteplici istanze possono guidare il fedele, il visitatore e lo studioso. Gli autori si augurano di aver offerto a tutti un adeguato strumento per muoversi in un viaggio dei più affascinanti alla scoperta di sé e delle verità più alte dello Spirito.
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